Dal 19 luglio 2026 le grandi aziende del settore moda non potranno più distruggere abbigliamento, accessori e calzature invenduti.
Una novità che potrebbe sembrare tecnica o riservata agli addetti ai lavori, ma che in realtà racconta qualcosa di molto più grande: il modo in cui l’Europa sta ripensando il rapporto tra produzione, consumo e rifiuti.
La misura è contenuta nel Regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), uno dei principali strumenti con cui l’Unione Europea intende accelerare la transizione verso un’economia più circolare.
Ma perché si è arrivati a questa decisione? E perché il tema riguarda anche chi si occupa di raccolta, riuso e riciclo dei rifiuti tessili?
Da dove nasce questa norma
Negli ultimi anni il settore tessile è diventato una priorità per le politiche ambientali europee.
Secondo la Commissione Europea, il tessile è tra i comparti con il maggiore impatto ambientale per consumo di materie prime, utilizzo di acqua, emissioni di gas serra e produzione di rifiuti.
Per questo nel 2022 l’Unione Europea ha adottato la Strategia Europea per i Tessili Sostenibili e Circolari un piano che punta a trasformare profondamente il settore entro il 2030.
L’obiettivo è chiaro:
realizzare prodotti più durevoli, riparabili, riciclabili e ridurre la quantità di materiali che diventano rifiuto.
La norma sugli invenduti nasce proprio all’interno di questa strategia.
Il problema degli invenduti
Per anni una parte dei prodotti invenduti è stata eliminata attraverso distruzione, smaltimento o recupero energetico.
Le motivazioni erano diverse:
- costi logistici;
- mancanza di mercati alternativi;
- tutela del marchio;
- eccesso di produzione;
- gestione delle collezioni.
Dal punto di vista dell’economia circolare, però, questa pratica rappresenta una perdita di valore.
Dietro ogni capo invenduto esistono infatti materie prime, energia, acqua, trasporti e lavoro umano già impiegati per produrlo.
Distruggere un prodotto nuovo significa perdere tutte queste risorse prima ancora che abbiano completato il proprio ciclo di vita.
Cosa prevede il Regolamento ESPR
Il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation, è entrato formalmente in vigore nel luglio 2024.
Tra le diverse misure previste introduce il divieto di distruzione degli invenduti per specifiche categorie di prodotti tessili.
Dal 19 luglio 2026 il divieto si applicherà alle grandi imprese.
Le medie imprese avranno un periodo transitorio più lungo.
Sono previste deroghe limitate per casi particolari, ad esempio motivi sanitari, sicurezza dei prodotti o danneggiamenti che rendano impossibile il recupero.
Oltre al divieto, le aziende dovranno anche rendicontare e comunicare in modo trasparente come gestiscono gli invenduti e quali quantità vengono generate.
Una norma che va oltre gli invenduti
La misura non riguarda soltanto la distruzione dei prodotti.
Fa parte di un quadro normativo molto più ampio che comprende:
- Strategia Europea per i Tessili Sostenibili e Circolari;
- Regolamento ESPR;
- Digital Product Passport;
- Raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti tessili dal 2025;
- Futura Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il tessile.
Tutti questi strumenti hanno un obiettivo comune:
mantenere il più a lungo possibile il valore dei prodotti e dei materiali.
Cosa cambia per la filiera del recupero
Se un prodotto invenduto non può più essere distrutto, deve trovare una destinazione alternativa.
Questo significa che diventeranno sempre più importanti attività come:
- riuso;
- preparazione al riutilizzo;
- selezione;
- preparazione al riciclo;
- riciclo delle fibre.
In altre parole, la norma aumenta l’importanza di tutti gli attori che operano tra la produzione e lo smaltimento.
Non basta produrre in modo più sostenibile.
Serve una filiera in grado di recuperare valore dai prodotti che non trovano collocazione sul mercato.
Un'opportunità per l'economia circolare
La sfida non è soltanto evitare la distruzione degli invenduti.
La vera sfida è costruire sistemi capaci di trasformare questi prodotti in nuove risorse.
Per questo il dibattito europeo si sta spostando sempre più verso temi come la selezione, la preparazione al riciclo e lo sviluppo di tecnologie capaci di valorizzare materiali che oggi rischiano di diventare scarti.
La norma sugli invenduti rappresenta quindi un passaggio culturale prima ancora che normativo.
Segna il passaggio da una logica lineare, basata sulla sostituzione continua dei prodotti, a una logica circolare, in cui il valore non termina con la vendita.
Perché un prodotto invenduto non è necessariamente un rifiuto.
Può essere l’inizio di una nuova filiera.
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Rete CAUTO opera da anni nella raccolta e nella gestione del rifiuto tessile in Lombardia. Combina competenza operativa, innovazione tecnologica e impatto sociale in un modello di servizio pensato per rispondere alle sfide di un settore in rapida evoluzione.