Recupero del tessile: funzionamento e importanza

recupero del tessile

Quando un abito, una calzatura o un altro prodotto tessile non viene più utilizzato, non significa necessariamente che abbia esaurito il proprio valore. Può essere ancora adatto al riutilizzo, trovare una seconda vita attraverso il mercato second hand oppure, quando le sue condizioni non lo permettono più, diventare materiale da destinare a processi di riciclo. Il recupero del tessile comprende proprio questo insieme di passaggi: dalla raccolta alla selezione, fino all’individuazione della destinazione più adatta per ogni prodotto.

La distinzione è importante perché riutilizzo e riciclo non sono sinonimi. Prolungare la vita di un capo ancora utilizzabile permette di mantenere il più a lungo possibile il valore già incorporato nel prodotto. Solo quando questo non è più possibile diventa necessario lavorare sul materiale che lo compone, cercando di recuperare le fibre e reinserirle in nuovi cicli produttivi. In questa prospettiva, una filiera tessile realmente circolare deve essere capace prima di tutto di conoscere ciò che raccoglie e differenziarne le possibili destinazioni.

La sfida è sempre più rilevante. Secondo la European Environment Agency, nel 2022 nell’Unione Europea sono stati generati circa 6,94 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 kg per persona. Nello stesso anno l’85% dei rifiuti tessili provenienti dalle famiglie non è stato intercettato attraverso raccolte separate. Dal 2025 tutti gli Stati membri devono inoltre disporre di sistemi di raccolta separata dei tessili, rendendo ancora più urgente aumentare la capacità di selezione, riutilizzo e trattamento dei materiali raccolti.

Il recupero del tessile non comincia quindi nell’impianto di riciclo, ma molto prima: dal modo in cui il materiale viene raccolto, dalla sua qualità e dalla capacità di separare ciò che può essere riutilizzato da ciò che deve essere avviato verso altre lavorazioni.

È un percorso che Rete CAUTO con sede a Brescia conosce da tempo. La raccolta degli abiti usati a Brescia e provincia è attiva dal 1999 e negli anni si è sviluppata insieme alle attività di selezione, riutilizzo e second hand. Oggi questa esperienza rappresenta la base sulla quale la Rete sta costruendo una nuova fase della filiera, affiancando alla valorizzazione dei prodotti ancora utilizzabili tecnologie per conoscere e preparare in modo sempre più preciso anche i tessili destinati al riciclo industriale.

Come funziona

Il primo passaggio del recupero del tessile è la raccolta. Nel territorio bresciano Rete CAUTO opera attraverso Ri-Vesti di Valore, il progetto realizzato in collaborazione con Caritas Diocesana di Brescia. Una rete di contenitori dedicati permette a cittadini e famiglie di conferire abiti e altri prodotti tessili che vengono successivamente ritirati e avviati alla selezione.

Già questa prima fase è determinante. Una raccolta organizzata permette infatti non soltanto di intercettare maggiori quantità di materiale, ma anche di conservarne la qualità. Rete CAUTO sta lavorando anche sull’utilizzo dei dati per rendere il servizio più efficiente: monitoraggio dei contenitori, informazioni sui conferimenti e ottimizzazione dei percorsi di raccolta consentono di intervenire in funzione delle condizioni effettive del territorio e di migliorare la tracciabilità dei flussi.

Una volta raccolti, i rifiuti tessili vengono controllati e selezionati. È in questa fase che la filiera si divide. Se un capo è ancora in buone condizioni, la priorità è mantenerlo in uso. Una parte degli abiti selezionati, può quindi essere rimessa in circolo attraverso il second hand. È ciò che avviene a Spigolandia, lo storico negozio dell’usato di Rete CAUTO a Brescia, dove abbigliamento e altri beni recuperati vengono selezionati, igienizzati e messi nuovamente a disposizione delle persone.

L’aumento dei quantitativi e il progressivo peggioramento della qualità media dei tessili conferiti stanno però rendendo sempre più consistente la presenza di materiali non idonei al riutilizzo. È qui che il recupero del tessile deve fare un passo ulteriore: capire da quali fibre è composto il materiale e verso quale processo di riciclo può essere indirizzato.

In questo passaggio si inseriscono le sperimentazioni tecnologiche di Rete CAUTO sviluppate nell’ambito del progetto TEC-TES. TEX-EYE utilizza visione artificiale e intelligenza artificiale per supportare gli operatori nella valutazione dei capi destinati al riutilizzo, individuando difetti come macchie, tagli, scuciture e segni di usura. THYSAR interviene invece sul materiale destinato al riciclo e permette di analizzarne caratteristiche come composizione fibrosa e colore. Le due tecnologie agiscono quindi in punti differenti della stessa filiera: la prima aiuta a riconoscere ciò che può continuare ad avere una vita come prodotto, la seconda contribuisce a trovare una nuova destinazione per ciò che non può più essere riutilizzato.

Materiali e processi di riciclo

Quando il riutilizzo non è più possibile, conoscere il materiale diventa fondamentale. Un capo apparentemente semplice può essere composto da cotone, poliestere, viscosa, poliammide, lana, acrilico oppure da combinazioni di più fibre. Etichette, bottoni, zip, elastici, trattamenti e colorazioni aumentano ulteriormente la complessità.

Non esiste quindi un unico processo di riciclo valido per tutti i tessili. Nel riciclo meccanico, il materiale viene lavorato fisicamente e riportato allo stato di fibra, che può essere impiegata nella produzione di nuovi filati oppure in applicazioni differenti, come non tessuti, imbottiture e materiali isolanti. Il riciclo chimico, invece, utilizza processi capaci di intervenire sulla struttura delle fibre e può rappresentare una possibile destinazione, ad esempio, per alcune tipologie di poliestere e altri materiali sintetici.

La possibilità di utilizzare una tecnologia o l’altra dipende però dalla composizione e dalla qualità del flusso in ingresso. Un lotto costituito prevalentemente da cotone presenta caratteristiche differenti rispetto a uno composto da poliestere o da tessuti misti. Per questo la selezione rappresenta uno dei nodi centrali del recupero del tessile: più precisamente è possibile caratterizzare i materiali, più facilmente possono essere indirizzati verso filiere compatibili.

Conoscere la fibra, tuttavia, non è sufficiente. Anche il colore può incidere sulle possibilità di trasformazione. Nei processi meccanici, ad esempio, disporre di materiali già suddivisi cromaticamente può permettere di ottenere fibre più uniformi e limitare alcune lavorazioni successive. THYSAR consente quindi di incrociare informazioni su composizione e colore, trasformando il materiale raccolto in un flusso maggiormente conosciuto e caratterizzato.

Da qui nasce il concetto di “ricetta” su cui Rete CAUTO sta lavorando: preparare lotti con caratteristiche definite in funzione delle esigenze dei diversi riciclatori. Si passa così da una massa eterogenea di prodotti tessili a materiali suddivisi per fibra, colore o combinazioni delle due caratteristiche. L’obiettivo non è sostituirsi agli impianti che effettuano il riciclo, ma creare un collegamento più efficace tra ciò che viene raccolto sul territorio e le esigenze delle industrie che devono trasformarlo.

Importanza del riciclo nel tessile

Parlare di riciclo tessile senza considerare ciò che viene prima rischia però di restituire un’immagine incompleta. La finalità del recupero del tessile non è riciclare tutto, ma preservare il valore di prodotti e materiali scegliendo, di volta in volta, la destinazione più appropriata.

È lo stesso principio indicato dalla gerarchia europea dei rifiuti, definita dalla Direttiva quadro sui rifiuti: prevenzione e preparazione per il riutilizzo vengono prima del riciclaggio, seguito dalle altre forme di recupero e, solo come ultima opzione, dallo smaltimento. Applicata al tessile, questa gerarchia significa quindi preservare il più a lungo possibile l’utilizzo di un capo ancora idoneo e ricorrere al riciclo quando il riutilizzo non è più possibile.

Quando invece il capo non può più essere riutilizzato, il riciclo diventa essenziale per evitare che le fibre vadano perse attraverso smaltimento o incenerimento e per ridurre, dove tecnicamente possibile, il ricorso a nuove materie prime. Perché questo avvenga servono però capacità di selezione e trattamento adeguate: raccogliere di più, da solo, non basta. L’aumento della raccolta separata deve procedere insieme allo sviluppo di filiere capaci di gestire anche la parte crescente di tessili non riutilizzabili.

L’esperienza di Rete CAUTO permette di leggere questa evoluzione come un percorso continuo. Si parte dalla raccolta degli abiti usati, si riconoscono e valorizzano i prodotti ancora adatti al riutilizzo, si offre loro una seconda vita anche attraverso realtà come Spigolandia e, quando il riutilizzo non è possibile, si sviluppano competenze e tecnologie per preparare il materiale alle successive filiere di riciclo.

È su questa esperienza che si innesta anche il nuovo impianto di preparazione per il riciclo tessile di Desenzano del Garda, pensato per collegare raccolta territoriale, selezione avanzata e industria. Qui l’obiettivo sarà preparare flussi omogenei e tracciabili, suddivisi secondo le caratteristiche richieste dai riciclatori, rafforzando un anello della filiera che oggi rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo del riciclo tessile su scala industriale.

Il valore di questo modello sta quindi nella capacità di tenere insieme più dimensioni. Raccolta, riutilizzo, second hand, innovazione tecnologica e preparazione per il riciclo non sono attività separate, ma passaggi di una stessa filiera, alla quale si aggiunge la dimensione sociale propria di Rete CAUTO: trasformare le sfide ambientali anche in opportunità di lavoro e inclusione.

Il futuro del recupero del tessile passa proprio da questa capacità di scegliere il destino migliore per ogni materiale. Non soltanto raccogliere di più, quindi, ma raccogliere meglio, conoscere ciò che viene intercettato, preservare ciò che può ancora essere utilizzato e creare le condizioni perché anche ciò che non può più esserlo torni ad avere valore.

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